Fondazione Prada

Culture and Consciousness 9 – 13 Nov 2020

Andrea Moro

Andrea Moro è docente ordinario di Linguistica Generale presso la Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia. Ha conseguito un dottorato presso l’Università di Padova e si è specializzato all’Università di Ginevra in teoria della sintassi e sintassi comparativa. Studente Fulbright, è stato diverse volte visiting scientist presso l’MIT e la Harvard University. Moro studia la struttura del linguaggio umano e il suo rapporto con il cervello: nel primo ambito, confrontando la sintassi della frase con il verbo essere in lingue diverse ha scoperto fenomeni di rottura della simmetria nelle lingue naturali. Nel secondo ambito ha scoperto che i “linguaggi impossibili” vengono esclusi dalle reti neurobiologiche e ha analizzato il rapporto tra suono e sintassi dimostrando che il suono è rappresentato anche nel linguaggio interno e misurando le relazioni delle strutture sintattiche di base svincolate dal suono. Ha scritto numerosi articoli e saggi pubblicati dalle più autorevoli testate e case editrici. Ha inoltre scritto un romanzo, Il Segreto di Pietramala (2018), vincitore del premio internazionale Flaiano per la letteratura nel 2018.

 

MERCOLEDÌ, 11 NOVEMBRE 2020, 19 – 21 (CET)
DISCUSSIONE 3 | I LINGUAGGI DELLA COSCIENZA UMANA

Le lingue impossibili: l’infinito come impronta digitale della mente umana

La capacità di produrre significati nuovi e potenzialmente infiniti ricombinando un numero finito di parole è l’impronta digitale di tutte e solo le lingue umane. Queste regole di ricombinazione sono soggette a restrizioni identiche in tutte le lingue e ci si è sempre chiesti se fossero di natura convenzionale o biologica. Le neuroscienze hanno fornito dati decisivi a favore dell’ipotesi biologica mostrando che “i confini di Babele” sono un’espressione del nostro cervello. Le conseguenze di questa scoperta sono enormi e vanno dal piano dell’evoluzione, distinguendo gli uomini da tutti gli altri animali, a quello della comprensione della realtà, smantellando di fatto l’idea all’origine del razzismo del XX secolo che possano esistere lingue geniali o comunque superiori ad altre.